Arcobaleno Cattolica

Legalità, Trasparenza, Partecipazione, Solidarietà

Archive for the ‘Consiglio Comunale’ Category

Ordini del Giorno aggiuntivi C.C. 28 novembre 2011

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COMUNE DI CATTOLICA
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE
SEGRETERIA GENERALE

Cattolica, 23 novembre 2011

Prot. n. 32427/2011

AI CONSIGLIERI COMUNALI
AL SINDACO
AGLI ASSESSORI
AL SEGRETARIO COMUNALE
AI COMPONENTI IL COLLEGIO DEI
SINDACI REVISORI

LORO DOMICILII

OGGETTO: Ordini del giorno aggiuntivi

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Ai sensi dell’art. 3/bis, comma 4, del Regolamento del C.C.,

AGGIUNGE

agli oggetti iscritti all’o.d.g. della seduta ordinaria del Consiglio Comunale convocata per

LUNEDI’ 28 NOVEMBRE 2011 ALLE ORE 21.00

i seguenti argomenti:

  • 3. SENTENZA TRIBUNALE DI RIMINI N. 1107/2011 NELLA CAUSA CIVILE A R.G. N. 3767/2007 – RICONOSCIMENTO DEBITO FUORI BILANCIO EX ART. 194, COMMA 1, LETT. A) – DLGS N. 267/2000; (Proponente: Vice Sindaco) Prop. n. 64/2011
  • 4. SENTENZA DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI BOLOGNA N. 94/19/11 DEPOSITATA IL 15 SETTEMBRE 2011, PROVVISORIAMENTE ESECUTIVA. SOCCOMBENZA DEL COMUNE DI CATTOLICA NEL RELATIVO CONTENZIOSO TRIBUTARIO. RICONOSCIMENTO DEL DEBITO FUORI BILANCIO NEI CONFRONTI DEI CONTRIBUENTI APPELLANTI. (Proponente: Vice Sindaco) Prop. n. 68/2011
Il Presidente del Consiglio Comunale
DOTT. Paolo Russomanno
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Written by infoarcobaleno

novembre 26, 2011 at 11:00 pm

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Convocazione Consiglio Comunale Comune di Cattolica – Lunedì 28 novembre 2011

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COMUNE DI CATTOLICA
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE

Cattolica, 21 novembre 2011

Prot. n. 32211/2011

AL SINDACO
AI CONSIGLIERI COMUNALI
AGLI ASSESSORI
AL SEGRETARIO COMUNALE
AI COMPONENTI IL COLLEGIO DEI
SINDACI REVISORI

LORO DOMICILII

OGGETTO: Convocazione del Consiglio Comunale

Ai sensi degli artt. 14 e 17- dello Statuto, il Consiglio Comunale è convocato in seduta ordinaria:

LUNEDI’ 28 NOVEMBRE 2011
inizio alle ore 21,00 

presso la sala Consiliare della Residenza Municipale

– PALAZZO MANCINI –

per la trattazione – in seduta pubblica –

PRELIMINARI DI SEDUTA:

  • 1. INTERPELLANZE E INTERROGAZIONI: PRESENTAZIONE;
  • 2. COMUNICAZIONI DEGLI AMMINISTRATORI;
ORDINE DEL GIORNO:
  • 3. ASSESTAMENTO GENERALE DEL BILANCIO DI PREVISIONE 2011 – COPERTURA DEBITI FUORI BILANCIO;

(Proponente: Vicesindaco Bondi) Prop. n 48/2011

  • 4. CONTRATTO DI SINDACATO HERA E PATTO ROMAGNOLO – AREA RIMINI: APPROVAZIONE;

(Proponente: Vicesindaco Bondi) Prop. n. 63/2011

  • 5. MOZIONE: PROGETTO, “SMART RIVIERA”, IMPEGNO DEL SINDACO E DELLA GIUNTA AD ANNULLARE IN AUTOTUTELA LA DELIBERA DI G.M. N. 28 DEL GIORNO 14.09.2011;

(Proponente: Capogruppo Lega Nord – Cecchini Marco)

  • 6. REGOLAMENTO PER L’ISTITUZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO TRIBUTARIO – APPROVAZIONE;

(Proponente: Vicesindaco Bondi)

  • 7. SOCIETA’ ITALIANA SERVIZI S.I.S. S.P.A. – MODIFICA DELLO STATUTO SOCIALE: APPROVAZIONE;

(Proponente: Vicesindaco Bondi) Prop. n. 25/2011

  • 8. MODIFICA COMMA 2, ART. 24 DEL ‘REGOLAMENTO DEI SERVIZI EDUCATIVI’ – APPROVATO CON DELIBERA C.C. N. 105 DEL 4.12.2007, SUCCESSIVAMENTE INTEGRATO CON DELIBERA C.C. N. 96 DEL 25.09.2008;

(Proponente: Assessore Sanchi) Prop. n. 61/2011

  • 9. ELEZIONE DEL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE (ART. 39 D.LGS 267/2000) A SEGUITO DECADENZA DEL CONSIGLIERE ARDUINI ALESSANDRO;

(Referente: Presidente del Consiglio Comunale) Prop. n. 65/2011

  • 10. NOMINA NUOVO COMPONENTE DELLA COMMISSIONE ELETTORALE COMUNALE (ART. 41 C. 2 D.LGS 267/2000) A SEGUITO DECADENZA CONSIGLIERE ARDUINI ALESSANDRO;

(Referente: Presidente del Consiglio Comunale) Prop. n. 67/2011

  • 11. NOMINA COMPONENTE COMMISSIONE TERRITORIO E AMBIENTE A SEGUITO DECADENZA EX ART. 69 C. 5 D.LGS 267/2000 DEL CONSIGLIERE CARLI MAURIZIO.

(Referente: Presidente del Consiglio Comunale)  Prop. n. 66/2011

Il Presidente del Consiglio Comunale
Dott. Paolo Russomanno

Written by infoarcobaleno

novembre 25, 2011 at 12:00 pm

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L’incubo Berlusconi è finito. Restano le macerie

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Berlusconi si è dimesso! E’ una notizia che si aspettava da troppo tempo, ma finalmente è arrivata. Il “Cainano” (come lo chiama Marco Travaglio) fino all’ultimo ha tentato l’ennesima furbata. Adesso occhio ai prevedibili colpi di coda. Oggi si aprono scenari politici nuovi che avremo tempo per vedere, capire, apprezzare o criticare. Comunque sia, l’Italia si è liberata del suo “cancro”, adesso bisogna individuare tutte le metastasi (la palude del suo sistema di potere, servi e corrotti compresi), estirparle e curare il corpo di un’Italia da troppo tempo martoriata e umiliata.

La notizia delle dimissioni di Berlusconi non si è potuta godere nella sua pienezza perché si mischia con la gravità della situazione economica, politica e morale del nostro Paese. Dove non sono riuscite (a cacciare Berlusconi) anni di lotte di piazza, di battaglie in Parlamento, vicende giudiziarie, ecc., ci sono riuscite l’Europa, i “mercati” e la Bce. Ma quelle lotte sono servite ad indebolirlo e a creare i presupposti di un cambiamento da tanti auspicato. Ma oggi c’è finalmente una certezza: Berlusconi non è più il presidente del consiglio e non rappresenta più l’Italia!

In poco tempo il castello delle bugie, degli spot, dei lustrini e delle zoccole, è crollato miseramente mostrando alla maggioranza degli italiani e al mondo intero (che forse l’aveva capito prima di noi), la miseria di un Paese narcotizzato che stava scivolando velocemente nella voragine della bancarotta.

C’è voluto lo shock della crisi economica per fare capire a coloro che lo hanno per troppo tempo lusingato, e solo quando stavano perdendo tutto (risparmi, capitali, aziende, ecc.) che Berlusconi era un “cancro” per la nostra economia. Speriamo che abbiano capito che era un “cancro” anche per la nostra democrazia.

C’è voluta la lucidità e tempestività di un anziano ultraottantenne (Giorgio Napolitano) per evitare (al momento) il baratro economico e lo sfaldamento delle istituzioni repubblicane, sobbarcando sulle sue spalle tutto il peso di una situazione la cui gravità ha pochi precedenti.

Oggi il partito di Berlusconi, come era prevedibile, si sta velocemente sbriciolando. Ovunque, dal centro alla periferia, è un fuggi fuggi generale. Ma attenti, perché il berlusconismo è entrato in troppi comportamenti, non solo politici. Oggi serve uno scatto di orgoglio da parte di tutti gli italiani; uno scatto che però va calato e misurato nel contesto di una responsabilità collettiva di chi è cosciente che sta abitando in una casa che sta bruciando.

Il pensiero va anche alla nostra città. Le conseguenze della crisi economica e di queste macerie, peseranno sulle scelte della nostra amministrazione come un macigno. Molti sogni e progetti di miglioramento dovranno essere ridimensionati, e per un po’ di tempo ancora indefinibile, alcuni essere riposti dolorosamente nel cassetto. Solo un grande senso di responsabilità generale, non solo dei soggetti politici, ma anche dei cittadini potrà evitare derive e rotture della coesione sociale.

Questo si potrà cercare di evitare con una grande operazione di trasparenza e partecipazione dei cittadini. Una grande operazione di verità per dire a tutti come stanno le cose (sul piano finanziario e non solo) e decidere insieme le priorità per garantire con equilibrio stato sociale e sviluppo economico. Al momento vanno difesi e garantiti i servizi esistenti. Gli inevitabili sacrifici dovranno essere suddivisi secondo le capacità e possibilità economiche di ogni categoria sociale e di ogni singolo cittadino. Oneri e sacrifici dovranno avere un senso e uno scopo tangibile capaci di avviare riforme e atti strutturali.

Sia ben chiaro che chi ha avuto delle responsabilità (da Roma… a Cattolica) sostenendo per tanti anni il blocco di potere berlusconiano, dovrà essere additato di complicità, perché adesso i cocci saremo costretti a raccoglierli tutti quanti, anche quelli che quel sistema lo hanno da sempre denunciato e combattuto. Perché Berlusconi è diventato un “cancro” nazionale (e non solo) grazie alla miriade dei suoi ciechi, sordi e interessati complici.

Pensiamo a Cattolica: il cieco furore ideologico dei berlusconini nostrani cerca di fare saltare la nuova amministrazione con la presunta incompatibilità del sindaco, trascinandolo perfino in tribunale. Con cinismo e incoscienza rischiano di trascinare Cattolica in una crisi irreversibile.

Lo sfaldamento del centrodestra è partito da tempo anche qui: i consiglieri di Officina civica hanno abbandonato il Pdl e Lega, e ormai è guerra aperta tra loro. I due consiglieri di Officina hanno capito con responsabilità che per dare un contributo serio alla città bisogna dialogare con la maggioranza di centrosinistra.

La Coalizione Arcobaleno di Cattolica aveva già capito da tempo questa deriva della destra. Sgombrando i rancori, la scelta di dare forza ad una sinistra unita è stata lungimirante e vincente. Dovrebbe essere un modello anche per la situazione nazionale. Le idee e gli ideali di Arcobaleno-Sinistra-Libertà oggi sono rappresentati e incarnati dagli esponenti più preparati della sua lunga-breve storia politica e umana. E sono lì dove si conta e si decide, dove le idee possono diventare progetti concreti per migliorare realmente la vita dei cittadini.

ARCOBALENO – SINISTRA – LIBERTA’

Written by infoarcobaleno

novembre 13, 2011 at 6:51 pm

Nazzareno De Franco è un commissario straordinario

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Articoli tratti da La Voce del 17 febbraio 2011

CATTOLICA – (epi) Abrogata l’abrogazione! Scusate il gioco di parole, ma questo è il senso della deliberazione n . 17, di martedì 15, del Commissario Nazzareno De Franco con la quale “ritira la Delibera n . I del 20 gennaio 2011”. Quest’ultima altri non è che la, ormai ex, famosa deliberazione con la quale il Commissario abrogava il comma 2 dell’art . 18 dello Statuto Comunale. In pratica, per far capire la portata dirompente di questa cancellazione, se fosse rimasta tale, basti pensare che per gli atti più importanti di indirizzo e di spesa, nonché del futuro della città affidato al Piano regolatore, sarebbe bastata la maggioranza dei presenti in aula consigliare al momento del voto. In pratica sarebbe bastato – per fare un esempio – che alcuni consiglieri fossero incompatibili (pensiamo al Piano Regolatore) e un terzo degli eletti poteva cambiare volto alla città o far passare il Bilancio. Invece, com’era prima e come sarà ancora in futuro, per queste dellbere ci vorrà sempre la maggioranza sul totale dei consiglieri, presenti o meno in aula.
E’ bene riepilogare l’accaduto – purtroppo con numeri e riferimenti – e il contenuto della delibera n. 1 abrogata l’altro giorno, per meglio capire l’importanza di questa decisione.
Il comma 2 dell’art. 18 (dello Statuto Comunale di Cattolica approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 126 del 10 ottobre 1991) recitava testualmente: “I bilanci, i mutui, i piani finanziari, i piani regolatori (ora Psc – Piani Strutturali Comunali, ndr) e le loro variazioni devono essere approvati per votazione palese e a maggioranza assoluta dei componenti”.
Il tutto, “tradotto” in numeri, vuoi dire che per approvare dellbere aventi a oggetti questi argomenti il Consiglio doveva esprimere parere favorevole con almeno 11 (su 20 consiglieri, più il sindaco) voti a favore. Questa votazione “a maggioranza assoluta”, come fatto poi rilevare su queste pagine negli articoli usciti nei giorni scorsi, aveva una sua spiegazione nel fatto che Bilancio, mutui e Psc sono atti che vanno a incidere profondamente nella vita cittadina e che, appunto per questo, e più che giusto che avessero l’approvazione di 11 consiglieri i quali, inoltre, approvando queste delibere implicitamente rinnovavano la fiducia a chi governa. L’abrogazione di questo comma da parte del Commissario, avvenuta con la delibera n. 1, in pratica faceva si che per approvare delibere contenenti questi oggetti, con nuovo consiglio comunale che dovrebbe uscire dalle votazioni di metà maggio, sarebbe bastata la maggioranza semplice (ovvero 6 consiglieri su 11 presenti in aula). Numeri che cambieranno da maggio in poi quando, per la riduzione del numero dei consiglieri eletti da 20 a 16, sarebbero bastati anche 5 consiglieri su 9 presenti. Nei giorni successivi alla pubblicazione della notizia – De Franco cambia Io Statuto – avvenuta mercoledì 9 alcuni ex consiglieri e politici locali hanno avuto modo di far notare come l’abrogazione di questo 2° comma dell’art. 18 era un “fatto politico” e che nulla aveva a che fare, anche se corretto nella forma, con il governo del paese da parte del Commissario.
Le proteste hanno colpito nel segno perché . . . “considerato che la Delibera n. 1 è stata pubblicata all’Albo Pretorio in data 24 gennaio 2011 e che pertanto, non essendo ancora trascorsi 30 giorni di pubblicazione, essa non è ancora divenuta esecutiva, e non ha pertanto efficacia ed è impregiudicata la facoltà di ‘ritirare’ l’atto prima della sua entrata in vigore” – come si legge nella delibera n. 17 di martedì 15 – c ‘è stata “l’abrogazione dell’abrogazione”. Così si tornerà ad approvare il bilancio, i mutui e il Piano Strutturale a maggioranza assoluta, cioè con 9 voti (su 16 consiglieri più il sindaco) a favore e in modo palese.

CATTOLICA – Ci sono un paio di curiosità, nella delibera del commissario Nazzareno De Franco n. 31 dello scorso martedì 15, che è bene rilevare. La prima è che, in pratica, si fa risalire la paternità della delibera n. 1 – con la quale si era abrogato il 2° comma dell’art. 18 dello Statuto Comunale – alla precedente amministrazione. Infatti si legge come “. . . la deliberazione (n . 1, ndr) intendeva dare seguito e provvedere al perfezionamento di un iter procedimentale di modifica statutaria già avviato con la precedente Amministrazione, con la presentazione di apposita proposta di Delibera consiliare inserita nell’odg del Consiglio del 26 ottobre 2010, Consiglio poi sciolto con decreto prefettizio del 19 novembre 2010”. Per questo siamo a chiedere chi, all’interno di Palazzo Mancini, ha portato alla firma del Commissario una delibera che “era nata morta”.
Un’altra curiosità, puramente formale, riguarda il fatto che nella delibera n. 1 del 20 gennaio Nazzareno De Franco era “commissario prefettizio con decreto del 19 novembre 2010”, mentre nella delibera n. 17 dello scorso 15 febbraio il De Franco era “commissario straordinario nominato dal Presidente della repubblica con decreto del 20 dicembre 2010”. Forse, date alla mano, De Franco era “commissario straordinario” anche all’epoca della prima delibera del 2011.

Enzo Ciconte richiamato in servizio nella lotta alla mafia

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RIMINI – Roberto Saviano avrebbe di che divertirsi, se solo avesse voglia di guardare un po’ più in basso del Veneto, a sollevare la coppola che fa ombra su ampi territori della regione Emilia Romagna. Riviera compresa. Uno che la storia la conosce bene, Enzo Ciconte, non ha dubbi: “La presenza dei Casalesi si è fatta preoccupante, sia in Emilia che in Romagna. Nel primo caso perché la ‘ndrangheta è stata messa in difficoltà dalla magistratura e i Casalesi l’hanno rimpiazzata, mentre in Riviera è stata attratta dagli affari, la piazza è molto appetibile dal punto di vista economico. A Rimini la mafia investe parecchio”. Enzo Ciconte ha iniziato negli anni ’90 a studiare il problema ma nelle terre rosse la sua è rimasta una voce che grida nel deserto. A partire dal 2000, la Regione Emilia Romagna gli ha commissionato i famosi “rapporti annuali” sulla criminalità organizzata. Ne ha sfornati fino al 2004 e poi basta.
Quando l’infiltrazione dei colletti bianchi della mafia si è fatta più forte, la Regione ha smesso di approfondire. Adesso però che il campanello d’allarme è suonato come mai prima d’ora, dal capoluogo hanno deciso di richiamare in servizio Ciconte. Ha appena ricevuto l’incarico di aggiornare le ricerche fatte e confezionare un quadro completo delle presenze mafiose in Emilia Romagna. Sarà pronto entro il 2011.
Enzo Ciconte è uno dei massimi esperti italiani in materia, è stato membro della commissione parlamentare antimafia, ha scritto volumi su volumi, vanta una docenza in storia della criminalità organizzata. Anche all’università di Rimini aveva avviato (insieme a Ennio Grassi), nel 2006, lo stesso corso di studi. Ennio Grassi in passato ha denunciato ingerenze per far cessare quel corso di studi. Nessuno dal Pd, ma nemmeno fra le cariche istituzionali, ha chiesto che non fosse spazzata via la “storia della criminalità organizzata” Ciconte ha anticipato almeno di dieci anni l’allarme che è contenuto nelle corpose relazioni della Direzione investigativa antimafia. L’ultimo trasmesso al parlamento, segna una svolta clamorosa. Nel 2001 Ciconte scriveva che “un robusto e diffuso reticolo democratico (comuni, sindacati, associazionismo)” faceva da barriera allo sbarco della lupara in Romagna. Oggi la Dia assicura che le mafie hanno costruito in regione vere e proprie holding imprenditoriali. Ormai è limitativo parlare di infiltrazione mafiosa, perché la realtà è quella di una fusione col tessuto economico regionale: i sodalizi criminali, Casalesi in primis, sono stabilmente “in grado di aggiudicarsi gli appalti ed acquisire le concessioni”. Davanti ad una sinistra che ha assistito senza muovere un dito. “Il primo problema in Riviera sono le bische clandestine, le estorsioni, l’usura e il traffico di stupefacenti”, dice Ciconte. Affari controllati dalle cosche “Vrenna di Crotone e Pompeo di Capo Rizzuto”, conferma la Dia . “L’errore che si commette da anni in Riviera è quello di attendere quello che portano a galla le indagini della magistratura, mentre si dovrebbe anticipare”. In che modo? “Basterebbe fare attenzione alle anomalie, ad esempio l’acquisto di negozi e attività varie a prezzi superiori a quelli di mercato, e appalti che continuano ad essere affidati con la pratica del massimo ribasso a prezzo d’asta, anche nella fornitura di servizi”. E qui le colpe sono soprattutto delle amministrazioni pubbliche. “Delle ditte in odore di mafia bisogna preoccuparsi prima che intervenga la magistratura, non dopo, perché a quel punto il danno è stato fatto”. E secondo Ciconte i primi a vigilare dovrebbero essere le associazioni di categoria (“sono le prime a venire a conoscenza di cosa succede”), la Questura (“la legge Mancino che prevede la verifica sui passaggi di proprietà non viene applicata”) e le amministrazioni pubbliche. Adesso la Provincia lancia la “cabina di regia” per sensibilizzare verso i temi della legalità. E si affida ad una associazione di nuovo conio, “Vedo, sento, parlo”, capitanata da Christian Ciavatta. “Ogni forma di sensibilizzazione va bene, ma quello che conta di più è la conoscenza e il monitoraggio di ciò che avviene concretamente sul territorio, e per gli enti pubblici anche la trasparenza negli appalti“, chiude Ciconte.

di Claudio Monti

Città di Cattolica privata della democrazia qualificata

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Tratto da La Voce del 9 febbraio 2011

CATTOLICA – (epi) Pur dovendo amministrare una città di 16mila abitanti, restando nella residenza municipale non più di 3 o 4 giorni la settimana, c’è da dire che il commissario prefettizio De Franco trova il tempo anche per modificare lo Statuto comunale.
Infatti la sua prima deliberazione del 2011 riguarda proprio un atto che ai più, e noi tra quelli, appare più politico che gestionale. Infatti il Commissario è andato a modificare (“nell’esercizio delle competenze e dei poteri del Consiglio Comunale, conferitegli dal Prefetto di Rimini con decreto del 19/11/2010” l’art. 18 dello Statuto comunale di Cattolica approvato nel lontano 1991. Cosa diceva questo articolo?
Che per approvare “l bilanci, i mutui, i piani finanziari, i piani regolatori e le loro variazioni debbono essere approvati a maggioranza assoluta dei componenti (il Consiglio comunale, ndr)”.
Tanto per capire meglio: questi provvedimenti dovevano avere il voto favorevole di 11 dei 21 (20 consiglieri più il sindaco) eletti.
Un articolo sicuramente approvato per far sì che momento e passaggi così delicati per la vita amministrativa e politica di un comune potessero godere di una maggioranza forte e che, per certi versi, sembrassero anche un “atto di fiducia ” verso chi sedeva in Giunta.
Questo articolo 18, per la verità era già stato contestato con richiesta di cambiamento proprio dall’ultimo sindaco, Marco Tamanti, che lo voleva modificare avendo sperimentato “in aula” la difficoltà di avere il voto favorevole dei suoi 12 consiglieri (più il suo) .
Forse questa richiesta non era mai giunta alle orecchie del commissario, ma chi al momento lo consiglia dentro Palazzo Mancini ha ben pensato di fargli notare, come in effetti è, che una successiva delibera del Consiglio di Cattolica (del 1997 e relativa al Regolamento di Contabilità), e il “Testo Unico delle Leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” (del 2000), prevedono la “maggioranza semplice”. Così il Commissario, pur avendo molto da fare per gestire il paese, ha trovato il tempo per abrogare un comma dello Statuto comunale, usando come “scolorina” una delibera del 1997 e il Testo Unico del 2000.
Così ora i Bilanci e, soprattutto, i Piani Regolatori (ora Piani strutturali) potranno essere approvati con la maggioranza semplice: ovvero la metà più uno dei presenti in Consiglio. In pratica basteranno 6 voti su 11 presenti per cambiare volto al paese oppure per far approvare il Bilancio. Forse per questo i “saggi consiglieri” del passato non avevano mai pensato di cambiare lo Statuto.

Il centrodestra ci mette la faccia

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CATTOLICA – “Ci hanno fatto una proposta spiazzante”.
E’ questo, parole di Enrico Del Prete, il risultato dell’incontro dell’altra sera tra Arcobaleno, da una parte, e PdL e Lega Nord dall’altra.
La proposta “spiazzante”, e che nessuno si aspettava dopo quanto dichiarato in precedenza dai rappresentati locali della Lega, è stata quella di dare vita a una lista – senza simboli – che dal centrodestra si allei con l’Arcobaleno. Non sappiamo se hanno anche discusso del probabile candidato sindaco (e di chi sarebbe stato espressione), ma certo è che aver rinunciato ai simboli per andare comunque a fare un’alleanza che mandi a casa la – in questo caso quanto mai giusta come definizione – “vecchia politica”, è un’azione che indica quanto mai siano intenzionati a dare un taglio con il passato.
Così ora la palla ritorna nel campo dell’Arcobaleno, che a questo punto non ha più alibi per “nicchiare” davanti a un’alleanza con un centrodestra senza simboli, ma deve però cercare di far convivere il tutto con i suoi alleati interni che si rifanno ideologicamente al centro – sinistra, se non solo alla sinistra.
Così ora l’Arcobaleno è costretto a prendere tempo e, già da lunedì sera, si terrà una riunione con tutte le forze politiche e civili che lo formano per discutere il che fare .
Il tutto, inutile dirlo, è anche e soprattutto legato a cosa accade a livello governativo nazionale. Se infatti è ipotizzabile che PdL e Lega Nord rinuncino a simboli e marchi in caso di sole elezioni amministrative locali, ben difficilmente gli organi centrali dei due partiti permetteranno, nel caso che si debba tornare alle urne anche per parlamento e senato, di dare vita a una lista civica che non faccia da traino per il nazionale .
Così ora diventa quanto mai importante il prossimo, e già programmato, incontro tra Arcobaleno e Pd. Infatti la partita si gioca
tutto tra i due partiti che, al momento, a Cattolica rappresentano gli elettori del centrosinistra. Elettori che, nonostante la voglia di cambiare che si respira, di vedere a Palazzo Mancini persone di centrodestra a governare sembra proprio che non ne vogliano sapere.
Forse non saremo ancor al montanelliano “turiamoci il naso”, ma certo è che una eventuale alleanza di Arcobaleno con liste con sui simboli di PdL e Lega Nord rischia di perdere quell’ala sinistra che rappresenta una bella fetta di voti per Del Prete e Co .
Insomma, da ora in poi si “gioca a scacchi”, con l’Arcobaleno pronto a chiudere verso il centrodestra solo se il Pd accetterà delle condizioni (che, seppur detto in maniera diversa) assomigliano non poco a quelle dettate da Sergio Gambini per fare il candidato sindaco del partito. Chiaro che l’Arcobaleno chiede il candidato sindaco, oppure il ricorso alle primarie di tutta la eventuale futura coalizione.
Il massimo sarebbe il presentare delle liste formate da “facce” più che da simboli e partiti, ma su questo punto c’è ancora molto, forse troppo, da lavorare.

di Epifanio Pierantozzi