Arcobaleno Cattolica

Legalità, Trasparenza, Partecipazione, Solidarietà

Archive for the ‘Costituzione’ Category

Imposta di soggiorno – REPORT – Cattolica e Gabicce Mare realtà a confronto

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2 città 2 regioni 1 ponte

Cattolica finisce sul Corriere della sera grazie ad una inchiesta sulla tassa di soggiorno condotta da Bernardo Iovene curata per Reportime in collaborazione con Antonella Cignarale.

La storia sulla tassa di soggiorno risale agli anni del Regno d’Italia, l’art.10 del Decreto-legge 2 marzo 1989 n.66, ne indica le modalità di soppressione, contestualmente viene istituito ICIAP, non particolarmente gradito  dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna, tuttavia la Corte Costituzionale con sentenza n.505 del 1989, ne conferma la legittimità. Nell’archivio storico del Corriere della Sera si trova un analisi della Imposta Comunale per Imprese Artisti e Professionisti, che con decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446 , venne soppressa a favore della istituzione dell’IRAP. A Cattolica, come evidenziato dal REPORT dell’Assessore al Bilancio Alessandro Bondi,  il posticipo della entrate in vigore della tassa di soggiorno di un anno, grazie al contributo volontario delle categorie economiche, ha permesso a tutti di pagare un IMU sulla prima casa al minimo dei riferimenti di legge.

Manifesto programma XXV Aprile – Comune di Cattolica

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67° anniversario della liberazione

Written by infoarcobaleno

aprile 21, 2012 at 1:00 pm

Comunicato Federazione della Sinistra

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Cattolica: La Federazione della Sinistra ed il Bilancio di previsione.

È notizia di questi giorni che si è appena concluso l’iter in consiglio comunale sul bilancio di previsione, la Federazione della Sinistra, pur non avendo diretti rappresentanti in questa amministrazione, con spirito di responsabilità di fronte ad una coalizione che per la prima volta vede unita tutte le forze del centrosinistra nella nostra città da un giudizio favorevole e quindi si assume tutti gli oneri e gli onori per aver portato a termine in questo difficile momento una partita che non era affatto scontata.

L’aver individuato in un momento (dove eravamo certi che nessun comune rivierasco della nostra provincia avrebbe per questa imminente stagione introdotto la tassa di soggiorno) risorse derivanti da un “patto” con parte delle categorie economiche della nostra città e tale cifra è andata sicuramente ad alleggerire la quota IMU che in assenza di questo contributo sarebbe stata decisamente più rilevante, viene giudicato positivamente dal nostro partito.

Ad ogni modo abbiamo segnalato al sindaco, all’assessore al bilancio ed alle altre forze politiche della maggioranza che nel prossimo futuro un perseverare su questo tipo di contributo lo riteniamo una strada pericolosa da percorrere, in primis perché abbiamo visto che è assolutamente impossibile pretendere di raccogliere somme importanti alla costruzione del bilancio comunale come inizialmente si sperava di racimolare, inoltre abbiamo sempre auspicato che per il prossimo anno ci sono i tempi per fare “sistema” tra tutti i comuni rivieraschi della nostra provincia per arrivare tutti assieme con una posizione che non vada a gravare in maniera drammatica sull’aumento delle imposte locali al cittadino e quindi venga introdotta la tassa di soggiorno, tassa che in questi mesi auspichiamo venga modificata a livello parlamentare e dia maggiori strumenti ai comuni sulla certezza di norme precise per la riscossione di questa imposta.

In merito alle difficoltà su come non si è potuto arrivare ad un bilancio partecipato, abbiamo espresso anche noi un certo disappunto ma non dimentichiamoci però delle difficoltà che i nostri amministratori si sono trovati davanti in questi mesi, siamo certi e su questo abbiamo avuto le necessarie assicurazioni da parte dell’assessore Bondi che già dal prossimo bilancio verranno individuate risorse che saranno poi i cittadini stessi con una serie di incontri partecipati a decidere come investire nella città, inoltre vogliamo ricordare che per arrivare ad una sorta di città sul modello di Grottammare (all’avanguardia nella discussione di bilanci partecipativi) occorre prima individuare una serie di strumenti da fornire al cittadino per poter incidere in maniera diretta alle scelte della sua città e di questo chiediamo che da subito si apra una discussione nella maggioranza.

Infine vogliamo annunciare alla cittadinanza che i circoli di Cattolica e San Giovanni, Sabato mattina saranno presenti di fronte al supermercato COOP di San Giovanni per raccogliere firme per una petizione popolare in difesa dell’articolo 18 e sempre in quel banchetto raccogliamo pure le firme per sostenere le ragioni di quei cittadini e commercianti della zona di Piazza della Repubblica che chiedono all’amministrazione di ripristinare appunto in questa piazza, concerti che sono stati il fiore all’occhiello della nostra città per alcune stagioni.

Roberto Franca

Coordinatore Federazione della Sinistra Cattolica\ San Giovanni

Don Ciotti – Bondi – Morosini //14 ottobre 2011 – Teatro Snaporaz// Il video

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Sono felice ed orgoglioso di questa serata che condivideremo insieme e di cui non posso che ringraziare per l’organizzazione il circolo tennis Cerri di Cattolica. Un particolare ringraziamento va a Beppino Englaro seduto tra il pubblico; alle Autorità presenti in sala; al nostro concittadino il Magistrato Piergiorgio Morosini, a cui va il nostro riconoscimento per la coraggiosa e preziosa attività portata avanti ogni giorno, con dedizione e spirito di sacrificio alla procura di Palermo; ad Alessandro Bondi, Vicesindaco della nostra città, che questa sera è in vesta di relatore; poi un grande ringraziamento all’ospite d’onore di una manifestazione che l’Amministrazione ha deciso di patrocinare, Don Luigi Ciotti, non poteva esserci persona più giusta per un iniziativa intitolata: Etica + Solidarietà = Legalità. Non c’è bisogno che ricordi le gesta di Don Ciotti, tra queste la creazione del gruppo Abele organizzazione che opera all’interno delle carceri minorili e che aiuta le vittime della droga, l’attività nella lega italiana per la lotta contro l’aids, la LILA,  di cui è stato presidente e la fondazione di LIBERA, una rete che coordina nell’impegno per la lotta alla mafia oltre 1500 associazioni e gruppi sia locali che nazionali, ma al di là dei riconoscimenti credo che il nostro paese debba essergli grato per la sfida culturale che è riuscito a vincere, in una società che propone la rincorsa al successo facile e che troppe volte da più peso alla forma che alla sostanza, in cui si fa gara per apparire ma non per essere. Don Ciotti ha deciso di stare vicino ai deboli, a quelli che non appaiono, a quelli che soffrono, ai detenuti, ai malati di AIDS, alle persone che con coraggio provano a ribellarsi alle mafie e che per questo rischiano di venire isolate. Questa gente non è più sola. Don Ciotti e le tante persone che collaborano per lui hanno portato i riflettori su di loro, le hanno aiutate e sostenute, facendo sentire loro la vicinanza di una comunità che non abbandona i più deboli, questa per me è solidarietà, un valore così come la legalità e l’etica, che ha ispirato la vita di Don Ciotti e di cui stasera ci parlerà, penso che sia il regalo più grande che possa fare alla nostra città.

Piero Cecchini

Quasi finite le presentazioni, perché forse in una serata in cui ci sono persone veramente tanto belle, ne attirano persone altrettanto belle. Oggi insieme a noi abbiamo i genitori di Daniele Zoccola, abbiamo Annamaria e Martino Zoccola. Si tratta di un ragazzo di vent’anni. Daniele non è più con noi, Daniele è Medaglia d’Oro al Valore Civile perché come appartenente alla Guardia di Finanza di mare, in un contrasto alla lotta all’immigrazione clandestina, uno scafo ha investito il suo mezzo ed è morto, è morto per garantire un po’ di legalità, è morto facendo il suo lavoro, è morto, ma forse non è morto, sono convinto che sia qui con noi. Ed ora iniziamo. Iniziamo dando la parola ad un Magistrato che è nostro concittadino, che noi abbiamo solo prestato alla Sicilia, devono sapere che noi potremmo richiederlo in qualunque momento e così avvisati do’ la parola quindi a Piergiorgio Morosini.

Alessandro Bondi

Volano i verbi, rimangono gli scritti, i censori sono già al lavoro. Nella cornice del teatro Snaporaz è andata in scena il 14 ottobre 2011 una epocale rappresentazione della nostra società. Aggiungere altro è inopportuno, godersi lo spettacolo è un opportunità. IMPERDIBILE.

Written by infoarcobaleno

ottobre 20, 2011 at 12:09 am

La partecipazione è un bene comune

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Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare 4 quesiti referendari. Due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici integrati, uno gli investimenti sull’energia nucleare (se il Governo non dovesse modificare nel frattempo le norme), il quarto il cosiddetto “legittimo impedimento”.
Oggi, che ci piaccia o no, i referendum sono l’arma più potente che ci è rimasta per ribadire la volontà di partecipare alle decisioni del governo, e con essa ribadire le nostre convinzioni. Ovvero dire con forza che i diritti non si vendono, che il futuro non può essere messo a rischio dalla voracità di alcuni, e che la legge è uguale per tutti. Il tentativo di privatizzazione dei servizi idrici, innescato con la legge Ronchi del 2009 ma in realtà ultimo atto di un processo molto più lungo, contiene in sé tutti gli elementi di questo attentato ai nostri diritti, alla loro mercificazione. Non era necessaria poi la catastrofe giapponese per ribadire che l’energia nucleare non è sicura. Lo è stata semmai per dimostrare la pochezza di chi ha sostenuto in questi mesi il ritorno al nucleare. Anche la sicurezza energetica è un bene comune, anche la tutela della nostra salute. Non è tollerabile che si possano fare affari scaricandone i rischi sulla collettività.
Un silenzio assordante ci accompagna da qui al 12 giugno. I media, le televisioni innanzitutto, sembrano essersi dimenticati dei referendum e li hanno cancellati dai palinsesti.
Raggiungere il quorum sarà un’impresa faticosa, per chi in questi mesi si è così tanto impegnato. Faticosa, ma non impossibile. Utile per ribadire una volta di più che la democrazia si basa sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica, contro chi ci vorrebbe chiusi in casa, spettatori passivi di quel che accade a questo Paese. Per tutti questi motivi dovremmo tutti presentarci alle urne, il 12 e 13 giugno, raggiungere il quorum e votare sì. Non per paura, non per egoismo, ma per riprenderci qualcosa che è nostro: ovvero quei beni comuni che chiamiamo giustizia, equità, sostenibilità.

Quando parliamo di “bene comune”, in economia intendiamo un bene consumato da più persone contemporaneamente.
A differenza dei beni pubblici, quindi, il bene comune è un bene “rivale”: il consumo degli altri interferisce con il mio consumo, e lo riduce. I beni pubblici sono infatti quei beni che possono essere goduti da tutti, senza contrasti. Un bene pubblico è la sicurezza, ad esempio. L’acqua è un bene che sta divenendo sempre più scarso, ovunque nel mondo. Per questo da bene pubblico puro sta diventando un bene comune (common, in inglese), il cui consumo è “rivale”. Quando il bene diventa comune, si cade facilmente in quella che viene chiamata in letteratura la “tragedia dei beni comuni”: si parla di “tragedia”, perché tendiamo a distruggere il bene stesso, a consumarne troppo. Andiamo quindi oltre il cosiddetto “ottimo sociale”, quel quantitativo che garantisce a tutti di consumare quel bene, e di preservarlo per il futuro. Il nostro consumo, l’“ottimo individuale”, è a scapito dell’ “ottimo sociale”. Ora con l’acqua, se la si consuma inseguendo i nostri “obiettivi individuali”, rischiamo sempre di più questa “tragedia”. Di questo occorre tenere conto quando entriamo nel dibattito sulla privatizzazione della gestione dei servizi idrici. Si dice: affidiamo la gestione a un soggetto privato, come nel caso dell’energia o delle autostrade; poi lo Stato regolamenterà il settore. Io ho dei dubbi perché le imprese private hanno per scopo il profitto. Chi massimizza il profitto non tiene conto dell’ottimo sociale, e difficilmente può essere controllato, nemmeno con un meccanismo di sanzioni. Per questo io penso che si debba affidare la gestione dei beni comuni a soggetti che non hanno il fine del profitto. Può essere il Comune, lo Stato, o un domani anche soggetti privati, imprese civili: succede già coi consorzi di cittadini creati in alcuni piccoli centri. Ciò che è importante è il “movente” per il quale si fa impresa. I soggetti che gestiscono i beni comuni non possono fare i profitti, che per definizione sono privati. Vale per l’acqua e vale per ogni bene comune. Se il naturale proprietario di un bene è un gruppo di persone, dal punto di vista etico ed economico non è ragionevole utilizzare questo bene affinché pochi soggetti (magari nemmeno residenti, come nel caso delle multinazionali straniere) ne facciano profitto. Inoltre, il profitto guarda al breve periodo, non al lungo o al lunghissimo periodo, come invece si dovrebbe farespecie nel caso dell’acqua: l’unità di misura temporale delle multinazionali è il trimestre. Il referendum sarà un punto di partenza. Il tema dell’acqua appassiona le persone, ma ci vorrebbe più dibattito pubblico. Dopo la vittoria dei sì, che ci auguriamo, dovremo infatti chiederci che cosa fare, come trovare nuove vie di efficienza.

Questi referendum sono la politica. Rappresentano la rottura di una stagnazione in questo Paese, e in tutta la politica europea. Perché pongono due grandi problemi del nostro tempo. Per la prima
volta si affrontano temi rilevanti come l’acqua, il venir meno a una risorsa essenziale, e il
nucleare, ovvero gli scenari energetici futuri.
Inoltre i tre quesiti (2 sull’acqua, uno sul nucleare) intervengono in quello che è il degrado della politica stessa, di una classe dirigente che non sa affrontare il proprio tempo, che non rappresenta l’interesse generale ma è solo capace di svenderlo al mercato.
Il referendum, in questo senso, è una finestra che si apre di fronte al senso d’impotenza che pervade il cittadino, alla disaffezione per la politica.
L’invito non è a votare per questo o per l’altro, ma per sé, per esprimere, come hanno fatto i movimenti, la propria opinione.
Dobbiamo fare uno sforzo immane per conquistare il quorum. Se ci riusciamo, cambierà la politica di questo Paese. I referendum rompono quella cristallizzazione tra berlusconiani e antiberlusconiani,
due popoli ormai incomunicabili e prigionieri distereotipi, incapaci di affrontare i problemi reali del Paese. Allo stesso tempo, dobbiamo dare al Paese l’idea che stiamo iniziando un grande percorso.
Quello per una nuova politica dei beni comuni, la politica del ventunesimo secolo. In questo senso, anche se non raggiungiamo il quorum, non saremo sconfitti. Perché il referendum è solo l’inizio
di questo percorso, e c’è comunque tutto il tempo per costruire una nuova politica.
Fermare la legge Ronchi (l. 166/2009), di per sé, non è un grande successo: non è il ritorno all’acqua pubblica, significa però impedire l’ingresso dei privati nelle società che gestiscono la metà degli acquedotti italiani. Perché se c’è l’ingresso dei privati, poi saranno enormi i costi da sostenere per rompere i contratti.
Un successo referendario, poi, garantirà un accumulo di forze tale da poter presentarci alle amministrazioni locali per dire: “Il popolo italiano vi ha detto che è contrario alla strada di consegnare i servizi al mercato”. Poi penseremo insieme come tornare al pubblico. Il secondo quesito
va in quella direzione, e non è un caso se i politici lo osteggiano. Perché se tocchi la remunerazione del capitale, l’idea che l’acqua sia fonte di profitto, il re è nudo.
La forza e la potenza dei referendum è anche quella di aver creato contraddizioni all’interno dei partiti, tra le basi -che li sostengono- e chi le rappresenta in Parlamento e nel governo, che è contrario. Se otteniamo il quorum, il Pd ne uscirà lacerato. E anche la Lega Nord. Allora si rimescolano le carte, e per la prima volta da tempo si parla di politica.
Per riuscire in questo intento dobbiamo però superare dei limiti: il silenzio della stampa e il
silenzio della politica. Ma anche quello degli uomini di cultura.
Solo Paul Ginsborg e Adriano Celentano si sono espressi. Ciò significa che in questo Paese non è solo la politica ad essere separata dalla società civile e dai suoi bisogni, ma anche la
cultura.
Un altro limite da superare, però, riguarda noi stessi, le nostre pratiche. Ognuno di noi, nei movimenti, si è ritagliato una nicchia. E pare incapace di capire che ci sono appuntamenti con la storia da affrontare insieme, in cui tutti per un attimo si staccano dal proprio interesse specifico.
Come questo.

Chi promuove la privatizzazione del servizio idrico integrato, la giustifica con la necessità di attrarre capitali per effettuare gli investimenti occorrenti per ristrutturare la rete.
Lo ha ribadito, recentemente, in un’intervista al Corriere Economia, Marco Staderini, l’ad di Acea, la più importante azienda del settore, quotata in Borsa: ci sono “4 miliardi di opere immediatamente
cantierabili -ha detto-, con la creazione di centomila posti di lavoro”.
La necessità di investimenti di miglioramento, manutenzione ordinaria e straordinaria, di innovazione (riciclo dei reflui, per esempio) appare del tutto evidente anche a noi. Ma la soluzione proposta, quella della privatizzazione, è sbagliata.
Perché una volta che i privati avessero acquisito il controllo delle reti idriche avrebbero due sole possibilità: o non fare gli investimenti, e quindi la privatizzazione sarebbe stata del tutto inutile; o farli, e mettere ammortamento e interessi sul capitale a carico degli utenti, con un pesante aumento delle tariffe (e questa appare la tesi). In realtà, questa soluzione ammette qualche
alternativa. Nel caso di vittoria del sì ai 2 referendum, si potrebbe pensare al ricorso ad una fonte di finanziamento non tradizionale, o comunque ormai pressoché dimenticata: il prestito irredimibile, cioè un titolo di rendita perpetua emesso dallo Stato e collocato presso i cittadini risparmiatori, che non prevede la restituzione del capitale ma soltanto il pagamento di un tasso di
interesse annuo predeterminato (quello immaginato è intorno al 5-6%). Non essendo prevista la restituzione del capitale, il prestito irredimibile non avrebbe l’effetto di aumentare il debito
pubblico. Questo concetto è legato a realtà operative pubbliche, caratterizzate dalla capacità di produrre un reddito sufficiente a far fronte agli interessi sul capitale impiegato ed ai fabbisogni
di gestione e manutenzione, ma non ad ammortizzare il capitale investito. L’esempio più immediato è quello della costruzione di reti metropolitane: se il prezzo del biglietto venisse portato a livelli tali da coprire i costi di gestione e l’ammortamento del capitale investito, il costo della corsa sarebbe tanto elevato da scoraggiare l’utenza; in altri termini, un sistema concepito per trasportare non meno di 50mila passeggeri/ora finirebbe con l’averne poche centinaia, non solo non raggiungendo i propri fini, ma creando una voragine economico/finanziaria.
L’esempio delle metropolitane, dove esiste una forte elasticità domanda/prezzo, è applicabile solo in parte all’acqua, dove la domanda è rigida (anche in caso di tariffe elevate occorre comunque bere e lavarsi); ma qui subentrano i concetti di socialità e di bene comune, che non dovrebbero consentire a nessuno di lucrare rendite su qualcosa di tanto necessario.
Naturalmente, l’erogazione dei fondi pubblici potrebbe essere effettuata soltanto nei confronti di aziende pubbliche come le municipalizzate, e non in quelli di società per azioni -anche a maggioranza pubblica-, che sono a tutti gli effetti società private, e nei confronti delle quali l’Ue potrebbe avviare azioni punitive per violazione della concorrenza: assegnare risorse pubbliche a queste aziende, infatti, costituirebbe a tutti gli effetti un aiuto di Stato.

Il quesito referendario sul nucleare (il terzo) è il più lungo dei 4. Si tratta dell’abrogazione di alcune parti del decreto legge 112 del 2008, convertito poi nella l. 133 dell’ agosto 2008,
recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività etc”. In particolare, si chiede l’abrogazione dell’articolo 7, comma 1, lettera d: “Realizzazione nel
territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Non valgono le dichiarazioni del governo, che hanno solo confuso le idee per boicottare il referendum.
Che invece va votato. Le oltre 70 le organizzazioni che si sono riunite nel comitato referendario “Vota Sì per fermare il nucleare”  hanno stilato un “decalogo” dei motivi per i quali è importante battersi contro il ritorno all’atomo. Lo riproduciamo. Primo: il nucleare è una tecnologia pericolosa, come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl (26 aprile 1986). Non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività. Secondo: le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento, senza incidenti. I bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. L’agricoltura e il turismo rischiamo di essere pesantemente penalizzati.
Terzo: lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema irrisolto. Le scorie -molto pericolose- restano radioattive per decine di migliaia di anni.
Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo. Quarto: il nucleare è una fonte energetica molto costosa. L’elettricità dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini. Cinque: il nucleare non riduce le importazioni.
Il nucleare produce solo elettricità e non viene usato per alimentare i trasporti, per produrre calore per l’industria e per gli edifici. Il nucleare poi “produce” pochi posti di lavoro: una centrale in costruzione occupa 3mila persone, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In 10 anni la Germania può vantare 350mila addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro (al 2020).
Sette: le centrali utilizzano l’uranio, materia prima in via di esaurimento. Infine: l’Italia prevede l’uso dell’esercito per realizzare le centrali (grazie a una legge del 2009).

Il quarto quesito referendario chiede di confermare l’abrogazione della legge 51 del 7 aprile 2010 in materia di “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale. Il legittimo impedimento è previsto nel diritto processuale penale (articoli 599 e 420 del codice di procedura penale), che specifica che la prova di questo impedimento deve essere a carico dell’interessato. Il testo della legge oggetto di referendum prevede che il premier italiano possa invocare “legittimo impedimento”, qualora imputato, in caso di concomitante esercizio di una o più attività di Governo. Il rinvio dell’udienza per “legittimo
impedimento” non influisce però sul corso della prescrizione, che riprende una volta cessato il rinvio.
Il Senato ha approvato il disegno di legge (licenziato dalla Camera nel gennaio 2010) il 10 marzo 2010, con due voti di fiducia.

Come votare:

L’istituto del referendum abrogativo è istituito dall’articolo 75 della Costituzione. Affinché i referendum siano considerati validi, devono votare il 50% più uno dei cittadini aventi diritto di voto. Si tratta di circa 25 milioni di italiani. Possono votare tutte le persone che abbiano compiuto 18 anni entro il giorno delle votazioni, compreso.

Per abrogare le norme, si deve tracciare un segno sul “sì” sulla scheda. In caso di vittoria del no o del mancato raggiungimento del quorum, lo stesso refererendum non potrà essere ripresentato per i successivi 5 anni. Si vota nel seggio indicato sulla tessera elettorale, che ogni cittadino dovrebbe avere e che ha sostituito il certificato elettorale. Chi l’avesse smarrita, può chiederne duplicato anche il giorno stesso del voto negli uffici comunali. Al seggio va esibito anche un documento di identità valido. I residenti in un Comune differente dal domicilio, hanno diritto a sconti tra il 40 e il 60% sul costo del viaggio.

Tratto da Altreconomia

Written by infoarcobaleno

giugno 8, 2011 at 7:33 pm

Referendum: ven. 10 ore 21 tutti in piazza Pronti (piazzetta della Gina)

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Venerdì 10 giugno – ore 21

piazza Pronti (piazzetta della Gina) – Cattolica

Una festa per dire quattro SI‘ ai Referendum:

contro il nucleare

per l’acqua pubblica (2 schede)

contro il legittimo impedimento

Interverranno:

Alessandro BONDI

(Docente Diritto penale Università di Urbino)

Mauro BULGARELLI

(Associazione Sì alle rinnovabili No al nucleare)

Sara VISENTIN

(Comitato Acqua bene comune)

Il 12 e 13 giugno VOTA SI’

per difendere la vita, la salute

e la democrazia di tutti gli italiani

Iniziativa promossa dal centrosinistra unito

di Cattolica

Written by infoarcobaleno

giugno 7, 2011 at 11:25 am

Pubblicato su ambiente, Costituzione, Eventi

Quattro si per liberare l’Italia

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Caro concittadino ti informiamo che tutto il Popolo Italiano il 12 e 13 giugno 2011 sarà invitato a votare 4 importanti referendum.

 

 

 

I seggi saranno aperti il 12 giugno dalle ore 8.00 alle ore 22.00. Il 13 giugno dalle ore 7.00 alle ore 15.00

 

 

 

Vuoi un’Italia SENZA CENTRALI NUCLEARI causa di tumori, leucemia, e come visto a Chernobyl, in Giappone, anche di catastrofi di dimensioni planetarie? Vuoi salvare la tua salute, quella della tua famiglia, vuoi salvare la terra?

 

 

 

Vuoi che in Italia I SOLI PROPRIETARI DELL’ACQUA RIMANGANO I CITTADINI tramite gli enti competenti, i quali ne controllano la qualità ed il prezzo equosolidale?

 

Vuoi dire NO alle multinazionali dell’acqua che per il loro esclusivo arricchimento potrebbero nasconderci la qualità tossicologica e ritoccare le tariffe a nostro danno?

 

 

 

Vuoi che in caso di indizi per reati comuni, politici quali i Ministri e Presidente del Consiglio devono presentarsi presso i Tribunali di Giustizia come tutti i Cittadini italiani senza privilegio alcuno? Pensi che tutti gli ITALIANI siano pari dignità per sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, poveri e ricchi che siano secondo l’art. 3 della Costituzione italiana perché LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI?

 

 

 

Ricordati che per votare devi essere maggiorenne. Porta con te il certificato elettorale ed un documento d’identità.

 

 

 

Written by infoarcobaleno

giugno 3, 2011 at 7:47 pm

Pubblicato su ambiente, Costituzione, Eventi

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