Arcobaleno Cattolica

Legalità, Trasparenza, Partecipazione, Solidarietà

Archive for the ‘Interviste’ Category

Imposta di soggiorno – REPORT – Cattolica e Gabicce Mare realtà a confronto

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2 città 2 regioni 1 ponte

Cattolica finisce sul Corriere della sera grazie ad una inchiesta sulla tassa di soggiorno condotta da Bernardo Iovene curata per Reportime in collaborazione con Antonella Cignarale.

La storia sulla tassa di soggiorno risale agli anni del Regno d’Italia, l’art.10 del Decreto-legge 2 marzo 1989 n.66, ne indica le modalità di soppressione, contestualmente viene istituito ICIAP, non particolarmente gradito  dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna, tuttavia la Corte Costituzionale con sentenza n.505 del 1989, ne conferma la legittimità. Nell’archivio storico del Corriere della Sera si trova un analisi della Imposta Comunale per Imprese Artisti e Professionisti, che con decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446 , venne soppressa a favore della istituzione dell’IRAP. A Cattolica, come evidenziato dal REPORT dell’Assessore al Bilancio Alessandro Bondi,  il posticipo della entrate in vigore della tassa di soggiorno di un anno, grazie al contributo volontario delle categorie economiche, ha permesso a tutti di pagare un IMU sulla prima casa al minimo dei riferimenti di legge.

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Videolettera per Alessandro Bondi

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Cari amici,
Nichi Vendola ci ha inviato una Videolettera per sostenere la candidatura di Alessandro Bondi alle primarie cattolichine.
Potete visionarlo visitando le pagine su Facebook di:
Comitato Alessandro Bondi sindaco;
oppure Sinistra Ecologia e Libertà Cattolica;

 

Caro Alessandro,

volevo ringraziarti, perché è molto facile andare via ma è molto difficile tornare, per chi vive in un paese che non sa valorizzare i talenti giovanili, è molto facile avere la tentazione di trovare all’estero la strada per la propria fortuna, per la propria realizzazione. Tu sei stato un ragazzo di talento sei riuscito a coronare i tuoi sogni e poi hai dovuto scegliere questa specie di emigrazione forzata, che va bene quando consente di vivere delle esperienze importanti imparare le lingue conoscere altri popoli altre culture, va male invece quando è un esodo forzato, noi dobbiamo lottare affinché il verbo viaggiare per i giovani non sia sinonimo del verbo emigrare. Però vorrei ringraziarti perché tu sei tornato, a Cattolica, per fare anche la tua battaglia civile culturale politica, per te che sei appassionato non solo dei temi del diritto, e dello storto, diritto e lo storto in riferimento alle condizioni materiali di vita, al principio di uguaglianza dei cittadini di nanzi alla giustizia, ma per te che sei innamorato del tema della sostenibilità, in un mondo che è insostenibile, di fronte ad una economia che è insostenibile, di fronte ad una vita che è insostenibile, ecco partecipi alle primarie, il centro sinistra di Cattolica riesce ad esprimere una volontà di cambiamento, il processo democratico è quello che selezionerà il futuro candidato sindaco e probabilmente il futuro sindaco di Cattolica. Volevo darti l’imbocca al lupo e dirti che ti sono grato, la tua storia mi ha dato un po’ di speranza e penso che darà molta speranza alla città e al centro sinistra di Cattolica.

Buon lavoro e tanti auguri.

Written by cattolicarcobaleno

marzo 28, 2011 at 12:01 am

Il divoratore di Lorenza Hitchcock Ghinelli

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Tratto da La Voce del 14 febbraio 2011

Si profila come “il caso letterario dell’anno”, o almeno così l’ha presentato l’editore Newton & Compton, stiamo parlando de “Il Divoratore”, romanzo di esordio della romagnola Lorenza Ghinelli, nata trent’anni fa a Cesena e residente tra Rimini e Roma.

Sono stati già venduti i diritti del libro alla Fiera del libro di Francoforte in Spagna, Brasile, Francia, Olanda…

La stampa nazionale si è già occupata del libro con giudizi lusinghieri, il Giornale l’ha definito “il romanzo esce dai canoni di genere e impressiona non solo per la storia, ma anche per uno stile di scrittura cinematografico e insieme di spessore letterario”, mentre Gian Paolo Serino su D di Repubblica: “come nei film di Hitchcock ci si trova immersi in girandole di virtuosismo senza che ciò leda il dipanarsi della storia e la felicità della lettura”.

L’abbiamo intervistata per parlarci del suo libro, già edito da Il Foglio di Gordiano Lupi.

Lorenza Ghinelli, chi è?

Quando lo scopro te lo dico.

Qual’è il tuo rapporto con la Romagna?

E’ casa mia. Se ho bisogno di rigenerarmi torno qui. Se ho l’immaginario asfittico pure. Qui ci sono le mie radici, e traggo linfa vitale per la maggior parte delle storie che scrivo.

E con Roma?

Roma è grande e caotica, ma è immensamente generosa; per me significa un’opportunità in più per esercitare la scrittura. Attualmente collaboro con la Taodue come editor e sceneggiatrice, stiamo scrivendo una fiction decisamente innovativa per la televisione italiana. Si chiama il Tredicesimo Apostolo, andrà in onda per Canale 5 il prossimo ottobre. Anche la Newton Compton è romana.

Il divoratore, dopo essere stato pubblicato da Il Foglio nel 2009, è stato recentemente ripubblicato da Newton Compton, come è avvenuto il contatto e la pubblicazione con l’editore romano?

Il Divoratore fu pubblicato dal Foglio nel 2008, al tempo dissi a Gordiano Lupi che ero intenzionata a cercare degli agenti in gamba che potessero aiutarci a vendere il libro a una grossa casa editrice: fummo subito d’accordo. E le cose sono andate proprio come speravo.

Qual’è stato il tuo rapporto con Gordiano Lupi, il tuo primo editore?

A Gordiano devo tantissimo, tantissimo. E non manco occasione per ribadirlo. In fondo lui è stato il primo a credere nel mio romanzo e a darmi modo di portarlo a un pubblico. Giovedì scorso sono stata ospite a Playlist su Rainews24, e non ho certo scordato di fare il suo nome. Poi i giornali dicono spesso quello che vogliono, fanno polemiche, ma io con Gordiano ho mantenuto ottimi rapporti, il passaggio dei diritti, la mia scelta di ripubblicare con la Newton, ogni passaggio fu concordato con Gordiano nella trasparenza più assoluta. Poi è naturale, nessuno si aspettava un successo del genere, e oggi può venire naturale pensare che Gordiano ci abbia rimesso. Ma, ribadisco, nessuno si aspettava un successo del genere.

Qual’è la trama de Il divoratore?

Un gruppo di bambini scompare, l’unico testimone oculare è un ragazzino con la sindrome di Asperger, un autistico geniale col dono del disegno in prospettiva all’età di tre anni. Disegna quel che ha visto, ma quello che gli inquirenti trovano sulla carta non può semplicemente essere reale: pertanto viene ritenuto un testimone inattendibile. Alice, la ragazza che si occupa di lui, gli crede. Perché? Perché quel disegno le toglie il sonno e le spalanca le porte agli incubi, perché quello che Pietro ha disegnato le evoca qualcosa di terribile, qualcosa che ha scordato, che ha rimosso, e che ora scalcia nelle segrete della sua infanzia per essere nuovamente affrontato. E risolto.

Il libro è stato definito come il caso letterario dell’anno, pensi che sarà così?

Penso che ogni anno il mercato è in cerca di casi letterari, e quando non ci sono li creano. Il successo arriva come un’onda, e quando non è autentico proprio come un’onda si ritrae e tanti saluti. Io penso semplicemente di avere scritto un libro che vale, che amo e in cui credo. E mi ritengo fortunata nell’avere una grande casa editrice che ha deciso di investire così tanto su di me. Altrettanto fortunata nell’avere il sostegno deciso di tanti scrittori che ho sempre stimato.

Il libro ha partecipato alla fiera del libro di Francoforte dove sono stati venduti i diritti per l’estero, com’è andata?

Carmen Prestia, un’altra fantastica ragazza del team Newton, ha saputo proporre il libro alla fiera di Francoforte in modo egregio, e l’ha potuto fare anche perché, oltre ad essere bravissima, ama sinceramente il libro. E quando si ama una cosa è molto più facile spingerla.

J.A.S.T., di cosa si tratta?

Un esperimento di scrittura a sei mani: io, Simone Sarasso e Daniele Rudoni, un libro che si presenta come un confanetto dvd, ogni capitolo corrisponde una puntata, i tempi di scrittura coincido con quelli del grande schermo; è come guardarsi una fiction all’ultimo respiro: per chi ama Prison Break, Dexter, 24, per chi in genere è malato di fiction che tengono inchiodato alla sedia… bé, è da non perdere.

Progetti per il futuro?

Scrivere scrivere scrivere.

di Francesco Giubilei

Written by Arcobaleno

febbraio 14, 2011 at 10:16 am

Crediamo nella legge e nei giudici?! Morosini a prescindere!

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Il 1 febbraio 2011 è andata in onda su raitre il programma condotto da Michele Mirabella “A prescindere”, tema della puntata:

dal fatto che si sente continuamente parlare di riforma della giustizia, gli italiani credono nella legge e nei giudici? Credono che la legge sia uguale per tutti o pensano che non sia così? Che rapporto c’è con la giustizia al nord e al sud?

Riportiamo un breve stralcio dell’intervista al magistrato Piergiorgio Morosini.

Per parlare di giustizia ho cominciato non nascondendomi, ma ornandomi della bandiera italiana, che considero il simbolo di uno stato giusto che abbia una giustizia che funzioni, lei di che cosa ha bisogno per garantire la giustizia?

Saluto a tutti i telespettatori, noi abbiamo bisogno in Italia soprattutto di una condivisione dell’obiettivo della giustizia. Avremmo bisogno per rendere il processo più breve, un tavolo comune dove si siedono rappresentanti della magistratura, dell’avvocatura e della politica, per risolvere assieme i problemi della giustizia, in un clima di armonia istituzionale. La risorsa che manca e che mi manca personalmente come magistrato è quella della serenità nei rapporti tra le istituzioni.

La legge in Italia è oggi uguale per tutti? Ed è uguale anche la legge al sud rispetto alla legge al nord? Nell’esercizio, nel suo farsi, nel suo applicarsi!?

Guardi sulla carta la legge è uguale per tutti, ma noi dovremmo chiederci, intanto, se le leggi sono davvero giuste. Voglio spiegarmi con un esempio: In Italia, se il manager della società Fendi falsifica il bilancio di società, riporta una sanzione penale che è inferiore a quella del cittadino extracomunitario che vende la borsa taroccata Fendy sul lungomare di Napoli. Allora noi dobbiamo interrogarci sul significato di questa differenza; molto spesso le disuguaglianze non dipendono solo dalla legge, dipendono anche dall’atteggiamento dei magistrati.

Il legislatore perché ha fatto una legge del genere?

Il legislatore modifica i suoi orientamenti anche a seconda delle esigenze del momento, da quelle che sono le richieste; in Italia si è avviata da qualche anno una stagione di tolleranza zero, rispetto a quelli che sono alcuni fenomeni criminali, come la microcriminalità…

Acer e Arcobaleno bloccano lo sfratto

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Tratto da Romagna Corriere di Rimini di sabato 11 dicembre 2010

Cattolica. “La situazione ora si è risolta, non saremo sfrattati dagli alloggi popolari”. E alla signora con la figlia portatrice di handicap, lunedì mattina verranno consegnate le chiavi per il nuovo appartamento.

La richiesta di aiuto al commissario prefettizio era stata lanciata dal gruppo dell’Arcobaleno ieri mattina sulle pagine del Corriere Romagna. A lui e all’Acer, l’azienda che gestisce le case popolari in Emilia Romagna, era stato richiesto un intervento per le famiglie degli alloggi sociali, le quali “con piccoli ritardi temporali di pagamenti dovuti all’ente, si erano viste recapitare lettere con una sorta di pre-sfratto”. Un appello che non è caduto nel vuoto. E nella stessa mattinata le famiglie interessate hanno ricevuto la telefonata che attendevano da tanto tempo. “Dopo l’appello sul giornale – racconta con soddisfazione una signora residente nelle case popolari – l’Acer ci ha subito chiamati per farci sapere che la situazione è risolta e non subiremo nessuno sfratto. Vogliamo ringraziare Enrico Del Prete e Roberto Franca dell’Arcobaleno che, da oltre un anno, incalzano le istituzioni per arrivare ad una soluzione”. Ma non è finita. L’Arcobaleno, sempre nello stesso articolo, aveva segnalato che “una signora, con a carico una figlia portatrice di handicap al 100%, pur essendo da tempo assegnataria di appartamento Acer proprio per il punteggio raggiunto data la sua posizione, a tutt’oggi è costretta a pagare un affitto molto alto per le sue possibilità”.

Anche questa situazione ha avuto un lieto fine: “Questa mattina (10 dicembre 2010, ndr) – dice la mamma in questione – mi hanno telefonato dal Comune dicendomi che la mia delibera è stata sbloccata. Lunedì l’Acer mi contatterà per la firma del contratto e per consegnarmi le chiavi dell’appartamento. E’ finito un incubo che durava da due mesi. Ringrazio il commissario del Comune per l’interessamento”.

di Thomas Delbianco

Written by Arcobaleno

dicembre 17, 2010 at 8:44 am

Lettera aperta agli arcobalenisti e ai cittadini di Cattolica

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Cari amici Arcobalenisti, doverose sono prima di tutto le scuse per essere “arrivati lunghi” su tutta una serie di spiegazioni, in modo particolare sugli ultimi eventi, che hanno visto la caduta della Giunta e del Sindaco. Purtroppo il tempo tiranno, gli obblighi famigliari e tante chiacchiere e non ultima una sorta di calo di tensione, mi hanno permesso solo oggi di dare la versione Arcobaleno sia di come sono andate le cose, sia delle problematiche incontrate.

Chiedo scusa se utilizzo il singolare ma mi viene più facile; vi premetto comunque che tutto quello che è avvenuto è stato ampiamente condiviso e discusso con tutte le persone che ci hanno seguito nei nostri incontri del lunedì in sede. E’ questa l’occasione, per chi ci ha seguito saltuariamente, di avere un quadro completo degli eventi e di come siano successe tante cose così in fretta. Operazione necessaria, viste anche le tante voci che da alcuni giorni si rincorrono da parte di chi non ci “ama” e tende a dare versioni “pro domo sua”, oltre a tutto una serie di articoli comparsi negli ultimi due o tre giorni sulla stampa locale, che descrivono situazioni surreali e fantasiose.

Mi permetto un consiglio: quando sui giornali non è espressamente citato “comunicato arcobaleno” oppure non ci sono frasi virgolettate sulle dichiarazioni, vi prego di non tenerle in considerazione, in quanto sono sempre commenti del giornalista stesso (o chi per lui). [Ad esempio, n.d.r.].

Comincio ora la narrazione sperando di farmi capire e di non dare niente per scontato; vuole essere un inizio in attesa di vostre critiche, riflessioni e richiesti di chiarimenti. L’epopea Tamanti si è caratterizzata per una serie infinita di promesse… rimaste tali. Parlo di cambiamento e di metodo su cui in tanti hanno creduto e ci avevano indotto ad aprire una sorta di credito verso il giovane Sindaco.

Il risveglio è stato brusco: lunghi mesi passati invano a richiedere le trasmissioni televisive del Consiglio comunale o le riprese in streaming delle commissioni (Trasparenza), la presidenza del Consiglio comunale alle opposizioni, le lunghe battaglie in commissione capigruppo… senza riuscire però a far mantenere una delle promesse fatte in campagna elettorale. Era chiaro che la partenza non era delle migliori per Tamanti & co.

Il problema bilancio si è fatto sentire subito, si è passati dal negare l’evidenza di forti sofferenze e l’impossibilità di dare risposte alle istanze ed esigenze della città, proseguendo poi con l’ennesima promessa non mantenuta, ovvero di fare chiarezza sulle partite scottanti (Bus TerminalParco NaviFondazione Regina Maris), fino ad arrivare, verso fine settembre 2009, a dichiarare in Consiglio che purtroppo bisognava vendere l’ennesimo bene pubblico (stazione dei pullman) prima di dicembre per far tornare i conti.

L’impegno (ancora) era che i soldi derivanti dalla vendita sarebbero stati investiti nel 2010, sempre in loco per migliorare le condizioni in cui i nostri ragazzi attendono i tram per andare a scuola, con pensiline e quant’altro, oltre a migliorare l’aspetto della zona che è il primo impatto turistico per chi arriva in treno. Per non farsi mancare niente ancora promesse di bike-sharing e tanto altro, come nel migliore Berlusconi-style. Ebbene di quei soldi non ne hanno reinvestito uno nel 2010, i nostri ragazzi attendono ancora i mezzi pubblici al freddo in inverno o sotto il sole in estate, per non dire dei nostri anziani.

Questo è solo l’inizio di un mandato elettorale che prosegue con i soliti problemi di bilancio anche nel corso del 2010, senza dimenticare che nel frattempo avevano ceduto la palazzina dell’ex acquedotto ad Hera per saldare un debito con la stessa Hera. Il tutto intramezzato da delibere sulla cui legittimità solo i posteri potranno dare un giudizio, rilievi continui della Corte dei conti, e la nascita di diversi comitati di protesta sia di semplici cittadini che delle categorie economiche… insomma, una città che chiede a gran voce di far finire questo mandato. Vi garantisco che non era e non è tutt’oggi facile passeggiare senza che tante persone si avvicinino per chiedere, ieri di mandarli a casa, oggi per congratularsi.

Nel frattempo prende sempre più corpo la litigiosità interna al PD. I nuovi, tra assessori “i Manciniani” e consiglieri che probabilmente erano entrati nel PD con idee di rinnovamento, ben presto si rendono conto che il partito non vuole il cambiamento e che una città affogata dal debito non permette nessun tipo di progetto né nel breve né nel lungo periodo.

All’origine di tutto il grande PD che non ha mai voluto fare un gesto di umiltà, ammettendo gli errori del passato e del presente e non ha mai accettato un confronto serio né con noi, né con altre forze politiche. Chiusi nel fortino, arroccati nel “vorrei ma non posso” (o meglio del “dovrei ma non voglio”), si consumava lentamente una agonia sulla pelle della città. Si dimettono assessori e il partito cosa fa? Invece di fermarsi ad una riflessione, finalmente può iniziare a giocare la carta del mattone. Ricordiamo che cerca di prendere sempre più piede un partito che ha come nuovo(?) segretario Prioli, già assessore all’Urbanistica nella precedente legislatura (forse il miglior segretario per il Pdm-partito del mattone-?)

Coloro che avevano garantito attraverso diritti edificatori, PSC (vecchio piano regolatore) e strumenti urbanistici di risolvere problemi di bilancio e venire incontro alle esigenze di imprenditori senza scrupoli (interlocutori preferenziali di molti politici che hanno amministrato Cattolica), non erano però in grado di garantire un giusto equilibrio fra pubblico e privato, e così la città si cementificava e il debito rimaneva inalterato.

Nulla in cambio per la città, né scuole, né asili, né servizi aggiuntivi, insomma nessun equo scambio che potesse arricchire Cattolica o rendere meno pesante il debito. L’urbanistica signori è la vera cassaforte dei comuni, del nostro in modo particolare. Al mondo degli affari non interessa chi governa, se rosso, bianco, verde, giallo, l’importante è speculare. A questo proposito mi torna alla mente un vecchissimo film di Francesco Rosi “Le mani sulla città” molto esplicativo di come con i mattoni si costruiscono strani intrecci fra politica e mondo degli affari e di come la politica e i politici si rendono garanti e di conseguenza acquistano voti e potere.

Su questo particolare argomento, ma non solo su questo, il nostro Marino Ercoles si è sempre speso molto, facendo un lavoro oscuro, ma necessario, efficace ed importantissimo diventando un esperto di urbanistica, e nella stessa commissione di cui faceva parte ha costantemente messo a fuoco e cercato di approfondire le problematiche e le criticità, spulciando e documentandosi su situazioni non chiare.

Sulle vicende del Palazzo le cose si mettono in una maniera inaspettata. Sicuramente era già nelle nostre corde presentare una mozione di sfiducia dopo l’estate e avevamo già una prima bozza, quando improvvisamente il dialogo iniziato nel frattempo con alcuni rinsaviti della maggioranza ci hanno portato ad una comunione di intenti, pur con motivazioni diverse. Inizia così il calvario della mozione di sfiducia presentata il 22 ottobre e come da legge da discutere non prima di 10 giorni e non oltre 30.

In mezzo succede di tutto, pressioni al limite dello stalking nei confronti dei consiglieri di maggioranza, rei di ragionare con la loro testa e non con quella del partito. Ripetute minacce agli stessi, riunioni su riunioni per tentare di farli recedere anche con proposte indecenti, mentre noi lottavamo per il rispetto delle regole in commissione capigruppo, anche per tutelare i consiglieri dissidenti da quelle pressioni indecenti.

Non bisogna dimenticare che nell’estremo e subdolo tentativo non già di salvare Tamanti dalla caduta, ma di salvare il partito dalla mozione di sfiducia, gli amici pidini, paladini a livello nazionale della legalità, tentavano di sforare il 30° giorno utile per discuterla, in quanto come poi abbiamo appreso da una nota del Viminale, la stessa sarebbe decaduta e sarebbe stato necessario ripetere il procedimento.

Nonostante tutto riusciamo ad arrivare all’ultima settimana, ma le cose prendono una piega sgradevole. Infatti le continue pressioni e lusinghe sui consiglieri di maggioranza ribelli cominciano a fare effetto: le minacce di espulsioni, le accuse di tradimento e quant’altro iniziano a pesare troppo ed il rischio di non centrare l’obbiettivo (mandare a casa Tamanti) stava facendosi concreto.

Sapevamo che la legge 267 sugli Enti locali prevedeva anche la possibilità di una alternativa per fare decadere il sindaco: le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali. Era una strada che non ci piaceva e non ci è piaciuto dover intraprendere, ma come detto il tempo non giocava a nostro favore e le diverse motivazioni dei dodici firmatari erano state minate dall’insinuazione del dubbio e del sospetto, grazie ai giochini di fuga di notizie contradditorie che il Pd faceva trapelare a piacimento per salvarsi. Insomma ancora una volta il partito voleva gestire in proprio anche il dissenso, come sempre pensando di essere il centro dell’universo, senza tenere minimamente in conto, né del disagio degli altri firmatari, né del disastro che in un solo anno e mezzo aveva provocato nella città la sua giunta.

Quindi, per evitare che i loro giochetti andassero in porto abbiamo deciso di accelerare i tempi e nostro malgrado optare per la soluzione più difficile da spiegare, ma altrettanto efficace. Vedete per l’Arcobaleno non era la vendetta politica, non era il gioco delle parti a decidere di tornare al voto, ma un senso di responsabilità, di fronte ad una incapacità palese, ad una non volontà di cambiamento di metodo di gestione della cosa pubblica (ricordate lo sbilanciamento pubblico-privato di cui sopra?), alle tante cose descritte sopra, alla reale preoccupazione che la dissennata politica urbanistica che si stava mettendo in atto e facesse di Cattolica, oltre alla città più cementificata in Provincia e non solo, anche la più impermeabilizzata. E con il nostro sistema fognario vecchio di 50 anni ogni pioggia è un rischio per i disastri che potrebbe provocare.

A questo aggiungiamo che in tutto il Tamantiano governo non abbiamo mai visto o sentito una parola, una risorsa, per il sociale, per lo sport (qui il casino è totale), per la manutenzione della città, per il turismo, per i giovani, per gli anziani (ricordate la telenovela Casa Cerri?), nulla di nulla, se non debiti, patto di stabilità, vendite di patrimonio pubblico ecc.

Solo noi e ve lo dico con molta modestia, ma tanto orgoglio, ci siamo occupati di sociale, di cassintegrati, di disoccupati, di Testamento biologico, di rateizzazioni per i soggetti deboli delle utenze, di RSA (la Giovannini-Vici casa di riposo) di Istituzione culturale, costringendo la maggioranza ad inseguirci, come se i veri amministratori fossimo noi e non loro. Insomma l’idea che il nostro lavoro consigliare non si limitava a votare contro ma a continue proposte su tutte le tematiche che erano contenute nel nostro programma elettorale, con un’ottica di riguardo alle fasce deboli della città.

Chiaramente eravamo pronti a confrontarci con altrettanti ordini del giorno da proporre in Consiglio anche su turismo, urbanistica e tanto altro. Ma qui purtroppo abbiamo sempre incontrato il muro di un partito che non vuole intrusi nei suoi cassetti o forzieri, ed il vero dramma di tutto questo è che colui che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento e finalizzarlo assieme ai fuoriusciti dissidenti, ovvero Tamanti, nel giro di pochi mesi si era completamente asservito al partito dei “grandi politici locali”, quelli che hanno sulle spalle la responsabilità della situazione economica cittadina.

Mai uno scatto di orgoglio, mai un accenno di umiltà di fronte al tentativo di approccio, che personalmente ho cercato (e potete chiederlo a lui stesso), di vedere se ci fosse la possibilità di cambiamento, tagliando i ponti con il passato riconoscendo gli errori trascorsi, di modificare la situazione applicando la trasparenza, che ci è tanto cara, e la partecipazione dei cittadini attraverso la conoscenza e consapevolezza.

Niente ha scalfito le certezze di un ragazzo che probabilmente è entrato in un gioco troppo grande per lui, ma che non ha fatto nulla per cambiare gioco di fronte alle pur tante mani tese. Penso che se nemmeno i dissidenti sono riusciti a scalfire la corazza del PD sarà durissima per tutti approcciarsi a quel partito. E’ così difficile chiedere scusa? E’ così difficile riconoscere gli errori? E’ forse perché le ammissioni dei propri errori e le scuse sincere obbligano poi a comportamenti conseguenti e coerenti?

Un valido aiuto in questa difficile fase ci è venuto da tutti gli amici dell’Arcobaleno con cui mi sono rapportato, nei frequenti incontri e per le vie brevi anche più volte al giorno, per verificare le scelte ed in modo particolare dal nostro Alessandro Bondi che ha messo a disposizione costantemente le sue competenze giuridiche, la sua esperienza politica, i suoi preziosi consigli, la sua conoscenza dei problemi locali e di situazioni critiche che aveva approfondito da consigliere comunale.

Ammetto di essermi dilungato troppo, mi sono fatto prendere la mano, ma ritenevo giusto e importante che coloro che da sempre ci seguono, sentissero anche il suono della nostra campana per poterla poi confrontare serenamente con le altre campane, in quanto non abbiamo la presunzione di essere creduti a scatola chiusa, ma vi assicuro che il lavoro da consigliere mi ha aperto tanto la mente e fatto conoscere situazioni difficili da credere e da spiegare. Ritengo che l’Arcobaleno sia sempre pronto a confrontarsi con i propri simpatizzanti per tutti i chiarimenti che vorranno avere ed ascoltare, soprattutto per rimettere in moto quello spirito di cambiamento che non ci vedrà mai rassegnati, pur se con i nostri limiti e forze, ma che forse assieme potrà realizzarsi.

Riflettendo su quello che è successo e che in qualche maniera ha messo in difficoltà il carro armato PD, se questo fosse un partito responsabile, aprirebbe una riflessione su quanto accaduto, cessando di incolpare gli altri e tentando, almeno per una volta, di riflettere sui propri errori e personalismi interni. Scusandomi ancora con tutti per l’uso della prima persona, per le lacune che sicuramente ho commesso nella narrazione degli eventi, spero di essere stato esaustivo. Pronto come sempre a tutte le critiche che vorrete pormi. Vi ricordo infine che la porta dell’Arcobaleno è sempre aperta a tutti. Grazie per la pazienza.

Enrico Del Prete

già Capogruppo Consigliare Coalizione Arcobaleno

29 novembre 2010

Saladino: Il commissario ha i poteri di Sindaco, Consiglio Comunale e Giunta

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CATTOLICA. “Se ci saranno, come si vocifera, elezioni anticipate, Cattolica andrà alle urne a marzo. In caso contrario i cittadini saranno chiamati ai seggi in contemporanea con gli altri comuni della provincia”. Vittorio Saladino, prefetto di Rimini taglia la testa al toro su qanto tempo la Regina sarà guidata dal commissario Nazzareno De Franco, in meno di un minuto di intervista.

Parole chiare, che, inevitabilmente, già oggi metteranno in moto partiti e liste per la ricerca del proprio candidato. La definizione con un margine di scivolamento della data del voto, permette anche di sbilanciarsi e dire che Nazzareno De Franco, a questo punto, eserciterà solo l’amministrazione ordinaria della città. Il prefetto, però, chiarisce senza dubbi interpretativi, che se il commissario volesse fare il sindaco a tutto tondo, questo rientra nelle sue prerogative. “Spetta solo a lui – precisa – decidere come “governare” la città che gli è stata affidata. Il decreto del presidente della Repubblica che a giorni gli sarà consegnato è molto chiaro, per lui come per qualsiasi altro suo collega: il commissario è sindaco, consiglio comunale, giunta”.

Materia questa che il prefetto Saladino conosce molto bene: “Nella mia carriera per 12 volte mi sono insediato in un Comune commissariato e ho anche realizzato un piano urbanistico. Ovviamente l’ho varato proprio come avrebbe fatto un vero sindaco. Affiancato dal tecnico incaricato della sua realizzazione, ho ascoltato i politici, l’ho presentato alla cittadinanza e alle forze economiche e infine ho tirato le somme. Lo ripeto: l’impegno del commissario dipende dal tempo che ha davanti ma soprattutto dalla sua volontà di volersi impegnare in un lavoro come questo tutt’altro che facile”.

di Enrico Chiavegatti

Written by Arcobaleno

novembre 24, 2010 at 11:39 pm